Fornazzo,
primi del secolo: la vita del piccolissimo borgo in via di formazione si
svolge attorno ad alcune attività profondamente legate alla natura
del luogo, il legno e la neve. Le attività legate alla lavorazione
del legno e, alla sua trasformazione sono certamente le più antiche,
e boscaioli e taglialegna dovettero essere i primi abitanti della zona.
Castagneti e querce, allora sicuramente più estesi di adesso,davano
da lavorare a “tagghiaturi”, “facciaturi”, “sirraturi”,
“palaccunari”, “carbunari”, i quali decidevano di stabilire
la loro residenza a Fornazzo. Ma fu la conservazione e il commercio della neve che
furono per un lungo periodo le attività più redditizie e che
impigavano più manodopera. Tutte queste attività si coagularono nei
primissimi anni del '900 attorno alla figura di Don Puddu da Nivi,
uomo laborioso e intraprendente che riuscì a dare a Fornazzo la dimensione
economica e sociale di un centro commerciale.Qualche tempo fa abbiamo avuto il piacere
e la fortuna di incontrare la figlia di Don Puddu, al secolo Giuseppe Leotta,
Carmelina, nata a Giarre nel 1894 e vissuta a Fornazzo dal 1904 al 1923,
anno della morte del padre.
La signora Carmlelina ha trascorso a Fornazzo tutta la sua giovinezza,
dall'età di 10 all'età di 29 anni ed ebbe, quindi, modo di
assistere allo sviluppo del paese; di quegli anni ricorda quasi tutto,
fatti e personaggi, con una lucidità impressionante.
A lei, che collaborò alle attività del padre, abbiamo chiesto
di raccontarci la nascita della funivia un'opera che per la sua dimensione
fu negli anni '20 oggetto di meraviglia per tutta la fascia ionico-etnea.
Quando Don Puddu, nei primissimi anni del '900, arriva a Fornazzo, individua
subito nel commercio della neve una possibile fonte di guadagno e nel giro di pochi
anni fa di questa attività un fiorente commercio.
A questa attività lega presto quella connessa al legno ed impianta a Fornazzo,
oltre ad una “nivera” profonda circa 20 metri, anche una segheria.
E' dallo sviluppo di queste due attività che viene fuori l'idea della costruzione
di una funivia per il trasporto dei prodotti della montagna.
Nel 1921 Don Puddu, che negli anni precedenti aveva accumulato una discreta
fortuna, costituisce una società col figlio Salvatore e i generi
Salvatore D'Ambra e Luigi Grasso per la costruzione della funivia.
La funivia, della lunghezza di Km
quattro, entrò in funzione nel 1922 e collegava Fornazzo alla Cerrita.
Il costo dell'opera fu di 400.000 lire, una somma certamente considerevole a
quei tempi. Nel 1923 Don Puddu muore ed il figlio Salvatore ritienne opportuno
allungare la funivia di altri 3 Km per portarla fino all'attuale Rifugio Citelli.
Questa decisione, che comportava un impiego di capitali non indifferente, testimonia
del fatto che la funivia si era subito dimostrata un buon affare.
Del progetto fu incaricato l'ingegnere Francesco Fusco ed il nuovo tratto
cominciò a funzionare ben presto. L'opera, ricorda la signora Carmelina,
dando un'occhiata alle sue carte, venne tenuta a battesimo da S.E. Ferdinando
Perez, Ministro plenipotenziario dell'Argentina, profondo conoscitore e studioso
di problemi economici.
La funivia non ebbe, però, molta fortuna; la colata lavica del 1928 che
distrusse Mascali coprì in parte la struttura che venne abbandonata.
Malgrado la sfortunata sorte della funivia, gli anni '20 furono per Fornazzo anni
di grande espansione tanto che si può ben dire che il piccolo centro nacque
quasi interamente in quegli anni attorno alle attività che aveva creato Don Puddu.
In quegli anni molte famiglie da Milo, Randazzo, S.Alfio, Darnò (oggi Adrano)
ed altri luoghi, stabilirono la loro residenza a Fornazzo attratti dalle possibilità
di lavoro. Gli ultimi anni del 1920 furono anche, in qualche modo, caratterizzati
da una certa mondanità che il Cav. Salvatore Leotta (figlio di Don Puddu)
riuscì a creare attorno alla sua villa di Fornazzo, finita di costruire
nel 1924. Diverse le personalità del mondo politico e culturale che in
quegli anni frequentarono Fornazzo; tra esse l'indimenticabile Angelo Musco il
quale scrisse sul libro delle visite alla villa del Cav. Leotta una delle sue
grandiose battute: “Con sicura fede che prestissimo Milo sarà
due Mila”.
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