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La grande nivera
Da Casa Pietracannone alla pineta Cubania

Il sentiero

L’itinerario ha inizio dal punto base n° 16 del Parco dell’Etna ospitato nella casa di Pietracannone, a circa sei chilometri da Fornazzo, sulla strada Mareneve per Rifugio Citelli; a sinistra della strada, in prossimità di una curva a destra, una stradella conduce, in un centinaio di metri, al di là del torrente Sambuco, alla casa.
Si può imboccare la stradella, oppure posteggiare l’auto nel castagneto dopo la curva, dove è prevista la sistemazione dell’area a parcheggio e servizi.
Il punto base merita una visita sia per i servizi di accoglienza, sia per il piccolo palmento in pietra lavica che testimonia l’antica presenza del vigneto fino ad oltre 1000 metri di quota.
Accanto alla casa, sul limitare di un grande ovile, una roccia lavica presenta un lungo tunnel a forma di bocca di cannone che da il nome alla contrada.
Per iniziare l’itinerario, ritornate sui vostri passi, riattraversate il torrente e imboccate il sentiero denominato 16.3 che conduce, appunto, alla Nivera, in direzione delle Case Paternò-Castello. Il sentiero si snoda tra castagni e ginestre che all’inizio dell’estate offrono uno spettacolo cromatico estremamente suggestivo. In molti tratti esso è ancora delimitato da muri a secco che danno l’idea dell’importanza che lo stesso aveva un tempo per l’economia della zona.
Arrivati dopo una ventina di minuti nei pressi di un boschetto di pioppi tremuli, proseguite ancora per qualche metro e vi troverete davanti all’ingresso per la Nivera. Da qui, in ripida salita fino a un braccio della colata del 1971, che occorre costeggiare per poi inoltrarsi a destra nel bosco, ancora una ventina di minuti e si raggiungono le Case Paternò Castello.
Chi volesse proseguire nella passeggiata, da questo punto può raggiungere sia Monte Rinatu che il Rifugio Citelli.

La nivera

La Nivera si presenta come una grande fossa rettangolare delimitata da possenti mura in conci di pietra lavica regolari, con un ingresso a scivola per i muli che un tempo, fino ai primi anni cinquanta, andavano a caricare la neve per trasportarla a valle.
La struttura di circa 300 metri quadrati è profonda attualmente circa tre metri, ma la profondità reale è sicuramente maggiore se si considera la grande quantità di materiale che vi si è accumulato nel tempo.
La neve caduta in inverno veniva compattata dentro la nivera e poi preservata dai raggi del sole con fogliame di castagno e rami di ginestra; quando veniva prelevata per il trasporto, si tagliavano dei cubi con un attrezzo tagliente detto “falancuni” e si caricavano sul dorso dei muli dentro sacchi di iuta ricoperti di fronde come materiale isolante.
La neve, trasportata fino a Fornazzo in un’altra nivera prima del viaggio definitivo verso Riposto, era destinata a mete lontane, spesso fuori dalla Sicilia, fino a Malta. Buona parte di quest’attività di trasporto era compiuta di notte, quando la temperatura era più bassa.
La Nivera, fatta costruire dal cavaliere Giuseppe Leotta, un imprenditore giarrese dei primi del secolo al quale si deve anche la costruzione della prima teleferica sull’Etna, fu per la comunità di Fornazzo fonte di lavoro e di reddito non indifferente.
L’invenzione del frigorifero dopo la 2ª guerra mondiale relegò, naturalmente, nell’albo dei ricordi tutta l’attività connessa allo sfruttamento della neve; la grande nivera, seminascosta nel bosco di pioppi, sta adesso lì a raccontare con i suoi silenzi storie dimenticate di vita della nostra montagna.

Punti di osservazione

P.O. 1 - Pietra Cannone
La casa di Pietracannone (m. slm 1150) prende il nome
da uno strano tunnel in una roccia lavica antica in prossimità della casa, formatosi a seguito del disfacimento di un tronco carbonizzato e inglobato nella colata.
La casa, acquisita dal Parco dell’Etna e restaurata, costituisce uno dei punti base per l’escursionismo, denominato con il n° 16. Da qui si dipartono i sentieri 16.1 per Monte Fontane, 16.2 per Monte Cirasa e 16.3 per la Nivera e le Case Paternò- Castello in direzione della Cubania.

P.O. 2 - L' antico basolato
Esistono ancora lungo il percorso tracce consistenti dell’antico basolato che ricopriva il fondo del sentiero, a testimoniare dell’importanza che il sentiero aveva un tempo, quando costituiva la via più importante di accesso alle quote alte del vulcano. Il basolato è stato in parte recuperato con un recente intervento di restauro del sentiero e rappresenta un buon esempio di opus incertum molto simile al lastricato delle antiche vie romane.

P.O. 3 - La Nivera
Grande rettangolo seminascosto da un boschetto di pioppi, la Nivera di Don Puddu è tra le più grandi e meglio conservate dell’Etna; si tratta di una cosiddetta “tacca murata” con conci regolari di pietra lavica, diversa dalle nivere naturali ospitate in grotte di scorrimento lavico.

P.O. 4 - La vegetazione
Il sentiero è caratterizzato da quattro principali forme di vegetazione: il castagneto, il ginestreto, il cerreto e le isole di pioppo tremulo (populus tremula). Il castagneto e il querceto caratterizzano fortemente tutto il sentiero fi no alle case Paternò-Castello nei pressi delle quali comincia ad affacciarsi la pineta. Ad annunciare la Nivera è, invece, un boschetto di pioppi tremuli che ad ogni refolo di vento segnalano con un allegro stormire la loro presenza. Accanto ai bracci della colata del 1971 la ginestra (genista aetnensis) comincia a compiere il suo lento e generoso lavoro di demolizione della roccia lavica.

P.O. 5 - La colata del 1971
Il vecchio sentiero, subito dopo la Nivera, è interrotto da
una lingua di lava della colata del 1971 che si presenta ancora scarsamente colonizzata; in vista della colata sulla sinistra sono visibili resti di un canale di scorrimento lavico.
L’eruzione del 1971, che ebbe origine dalle Bocche di
Serracozzo a quota 1820 m., fu una delle più distruttive dello scorso secolo perché inghiottì decine di ettari di terreno colti vato fi n quasi le porte di Fornazo.

P.O. 6 - Le case Paternò Castello
 Si tratta di un grande caseggiato (m.slm 1338) che un tempo costituiva una delle tante presenze umane nell’esteso territorio del feudo della Cerrita della famiglia dei Paternò-Castello, da dove “massari” e castaldi curavano il governo dei boschi e le altre attività agricole.
Adesso, sistemata con un intervento della Regione Siciliana, la struttura è adibita a rifugio per gli operai forestali e a bivacco per iniziative di cultura ambientale.

Caratteristiche

Difficoltà: Facile

Quota di partenza: 1150 m s.l.m.
Dislivello: 200 m.
Lunghezza del percorso: 3 km
Tempo di percorrenza: 2 ore
Punti di osservazione: 6


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