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Mostra “Opere informali”

Conclusa da appena un decennio la ricostruzione post terremoto 1693, il Collegio dei Gesuiti di via Crociferi a Catania, con l'annessa chiesa di S. Francesco Borgia, fu incamerato al demanio borbonico a seguito della cacciata nel 1767 della Compagnia dal Regno, che l' l agosto 1778 vi insediò, come nei collegi gesuitici di Messina e Palermo, la Casa di educazione della bassa gente, i cui deputati - i principi di Biscari e di Cerami, i duchi di Misterbianco e di Fumari e il barone di Manganelli - attivarono un Centro di Industrie e Arti, presto accreditato come Collegio degli Artisti, e autorizzarono l'uso della chiesa per le funzioni vescovili e capitolari, essendo la Cattedrale impegnata, tra il 1795 e il 1804, da lavori. In S. Francesco Borgia, Cattedrale supplente, il 4 novembre 1801, all'indomani della nascita, fu battezzato Vincenzo Bellini. Quando nel 1804, a seguito della Breve pontificia del 30 luglio, con regio decreto del 6 agosto fu autorizzato il rientro dei Gesuiti nel Regno, la mancata retrocessione dei già alienati collegio e chiesa catanesi, indusse un lungo contenzioso che determinò il 7 agosto 1834 lo scioglimento della Casa di educazione e l'istituzione in suo luogo del Regio Ospicio di Beneficenza, con gestione militare dal '40 e di nuovo civile nel '54, che mantenne denominazione e finalità anche dopo l'Unità: il 26 novembre del 1882, in luogo del Centro di Industrie e Arti, fu inaugurata la Scuola d'Arti applicate all'Industria, al cui consiglio direttivo partecipò Carlo Sada (Milano 1849 - Catania 1924), subentrato ad Andrea Scala (Udine 1820 - 1892) come progettista del Teatro Massimo V. Bellini; il consigliere Sada rivolse nel 1906 un appello al Ministero per l'Agricoltura, l'Industria e il Commercio, da cui la scuola dipendeva, lamentando che "i locali sono inadatti, perché bassi, poco illuminati e umidi". Durante la prima guerra mondiale la chiesa fu utilizzata come caserma. La Scuola d'Arti applicate all'Industria è oggi l'Istituto Statale d'Arte, ancora ubicato in quegli inadatti locali, danneggiati dal sisma del 13 dicembre 1990, acquisiti nel 1995 dalla Regione Siciliana per destinarli a sede della Biblioteca Universitaria, e non ancora restaurati, nonostante un progetto della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania sia stato approvato nel settembre 2001 e congruamente finanziato nel giugno 2003 dalla Protezione Civile.

Milo, accogliente città della musica ed estroversa città del vino, "ritrova", con questa mostra voluta dal Comune, Salvatore Tropea, un suo artista che, dopo la prima formazione in quei locali "bassi, poco illuminati e umidi", ha studiato incisione calcografica col maestro Eugenio Tomiolo (Venezia 1911 - Rovigo 2003), scoperto poeta dal poeta Franco Loi, cui la città di Scordia ha conferito quest'anno il Premio letterario nazionale Salvo Basso di "poesia edita in tutti i dialetti d'Italia", giunto alla 3a edizione e pure sostenuto dalla Provincia regionale.
Mi piace sottolineare questa coincidenza, perché testimonia ad un tempo della pluralità di espressioni culturali del nostro territorio e dell'impegno profuso dalle istituzioni territoriali, locali ed intermedia, affinché i nostri autori ed artisti possano liberamente scegliere dove formarsi e/o operare, superando la condizione il più delle volte obbligata di cercare affermazione e riconoscimenti prima altrove che in patria
Non so se Tropea sia partito per scelta o necessità; egli ha, comunque, mietuto messe di esperienze e successi che a Milo, a Catania, in Sicilia forse non avrebbe potuto raccogliere; non perché la nostra terra sia arida d'arte, tutt'altro, ma perché la nostra arte è stata, e ancora è, riconosciuta solo nei casi di palese indiscutibile eccellenza, esaltando il genio, a discapito di un misconosciuto diffuso tessuto culturale identitario e collettivo, di cui costituirebbe eccezione.
C'è stato un tempo, infatti, in cui i Senati delle città del Regno, poi Vice Regno di Sicilia conferivano ai giovani artisticamente dotati pensionati presso l'Accademia di S. Luca a Roma o quelle di belle arti a Napoli o Firenze, o presso affermati atelier in cui fare apprendistato, e un tempo in cui artisti siciliani, così formatisi, erano accreditati presso le grandi corti europee da cui ricevevano committenze prestigiose. È seguito un tempo, ancora, ahinoi!, corrente, in cui la formazione d'arte, attraverso la in sé formalmente meritoria diffusione di istituzioni didattiche sul territorio, ma in sedi inadatte, come quella in cui Tropea ha studiato o l'Accademia di Belle Arti di Catania, che patisce non meno gravi disagi logistici, e il non altrettanto apprezzabile reclutamento tendenzialmente localistico del corpo docente, ha ridotto, più che altrove, la circuitazione di idee ed esperienze.
L'arte di Tropea, maestro la cui opera ha attraversato diverse stagioni, dal figurativo degli anni settanta, con tomiolane cavalcature, alle opere informali di questa mostra, tende all'eccellenza dei geni artistici catanesi; esporla nella natia Milo, uno dei più piccoli comuni etnei e siciliani, la fa tessuto culturale, patrimonio d'identità collettiva, testimonianza di un protagonismo diffuso, rivendicazione di specificità, progressiva e innovativa estrinsecazione del comune sentire della nostra terra, pacifica resistenza all'appiattimento diversamente indotto dai processi di incalzante globalizzazione.
Tanto più nel contesto europeo e nella prospettiva euro mediterranea, che potrà evolversi da commerciale in politica attraverso pratiche di rispetto e accoglienza fra i popoli e salvaguardia e dialettica delle diversità culturali, riconoscendole e attualizzandole, così disinnescando infondati quanto improbabili conflitti di civiltà o religione e prevenendo improponibili guerre preventive.

arch. Gesualdo Campo
Assessore alle Politiche Culturali
della Provincia Regionale di Catania


La mostra dal titolo “Opere informali” allestita nel 2005 presso il Centro Servizi del Comune di Milo, grazie all'essenziale contributo dell'Assessorato Provinciale alle Politiche Culturali, vuole essere un doveroso riconoscimento da parte dell'Amministrazione recentemente insediatasi, nei confronti di un artista milese che con le sue opere ha, negli anni, dato lustro alla nostra piccola comunità. Milo si definisce “Città del vino e della musica” proprio per indicare l'effervescenza ed il fermento che oramai da parecchi anni la percorre. La presenza di artisti di rinomata fama nei vari campi dell'arte musicale, pittorica, ecc. che, con la loro stabile presenza la nobilitano, contribuisce a creare un circolo virtuoso che funge da volano per affermare definitivamente la naturale vocazione turistica. La presenza del “Maestro” Tropea, milese doc, con le sue opere, si inserisce in questo contesto e proprio per le ragioni esposte merita da parte nostra un grande ringraziamento.

Il Sindaco Giuseppe Messina
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